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Analisi e dati

I numeri che contano davvero sui social (e quelli che puoi ignorare)

Come leggere i risultati delle tue pagine senza farti ingannare dai like.

28 maggio 2025·5 min di lettura·Apfeis

C'è un momento in cui quasi tutti i titolari di attività si trovano: guardano le statistiche della loro pagina, vedono numeri — e non sanno cosa significano davvero. Tanti like? Pochi like? Quante persone ha raggiunto quel post? E soprattutto: ha portato qualcuno nel mio locale?

Il problema è che i social sono molto bravi a mostrarti dati. Ma non tutti i dati dicono la stessa cosa.

Il problema dei like

I like sono il numero più visibile sui social, e spesso diventano l'unico metro di giudizio. Un post con 200 like sembra un successo. Uno con 12 sembra un fallimento.

Ma per un'attività locale, questa logica è quasi sempre fuorviante. Un ristorante o un parrucchiere non ha bisogno di 10.000 like da tutta Italia. Ha bisogno di più prenotazioni, più telefonate, più persone che entrano dalla porta. Sono cose diverse.

Le cosiddette vanity metrics — like, follower totali, visualizzazioni generiche — ti dicono quanto è visibile un contenuto in senso lato. Non ti dicono se sta portando qualcuno ad agire.

Le metriche che contano per un'attività locale

Per un business radicato in un territorio, le metriche rilevanti sono quelle che indicano un'intenzione reale da parte di qualcuno vicino a te:

  • Click sul numero di telefono: qualcuno ha visto il tuo profilo e ha chiamato
  • Richieste di indicazioni stradali: qualcuno vuole venire da te fisicamente
  • Messaggi diretti ricevuti: persone che chiedono informazioni, prezzi, disponibilità
  • Click sul link del sito o del menù: persone che vogliono saperne di più
  • Copertura geografica: quante persone nella tua zona hanno effettivamente visto i tuoi contenuti
  • Conversioni dalle campagne: quante persone hanno compiuto un'azione concreta dopo aver visto un annuncio

Questi dati sono disponibili gratuitamente su Facebook Business Suite e su Instagram Insights. Non richiedono strumenti costosi — richiedono l'abitudine di guardarli.

Contenuti organici e campagne a pagamento: due cose diverse

Oggi, senza investire in pubblicità, i post pubblicati su Facebook e Instagram raggiungono mediamente il 2-5% dei follower di una pagina. Non è un caso né un errore — è la logica di business delle piattaforme.

I contenuti organici (quelli non sponsorizzati) servono a costruire credibilità nel tempo, a dare una voce e un'identità alla tua attività, a mantenere un rapporto con chi già ti segue. Sono importanti, ma non bastano da soli per raggiungere persone nuove in modo sistematico.

Le campagne a pagamento servono invece a mostrarti a persone che ancora non ti conoscono — o a riportare la tua attività all'attenzione di chi ti ha visitato una volta sola. La differenza tra una campagna che funziona e una che brucia soldi sta nella targetizzazione, nel messaggio e nell'obiettivo scelto. Un annuncio mal configurato può costare lo stesso di uno ben configurato, ma con risultati radicalmente diversi.

Come valutare se le cose stanno andando nella direzione giusta

La domanda giusta non è "quanti like ho preso?". La domanda è: questo mese i social mi hanno portato persone che non avrei raggiunto altrimenti?

Per rispondere non serve un sistema di analisi complicato. Bastano alcune osservazioni semplici:

  • Quante persone ti hanno contattato tramite i social questo mese?
  • Quando chiedi ai nuovi clienti dove ti hanno trovato, quanti citano Instagram o Facebook?
  • Se promuovi un evento o un'offerta solo sui social, quante persone ne vengono a conoscenza attraverso quel canale?

Anche senza strumenti sofisticati, questi dati ti danno una direzione chiara. E se la direzione non è chiara, è il momento di capire perché.

Una nota sulla trasparenza

I report sui social possono essere costruiti in modo da sembrare impressionanti — "il tuo post ha raggiunto 4.800 persone" — anche quando non è successo quasi nulla di concreto. Non è necessariamente malafede: spesso è il risultato di guardare i numeri sbagliati.

Chiunque si occupi dei tuoi social — che tu lo faccia da solo, con un collaboratore o con un'agenzia — dovrebbe essere in grado di rispondere a una domanda semplice: cosa è cambiato, in termini concreti, grazie a questo lavoro? Se la risposta non è chiara, è utile chiederselo esplicitamente.